La Morte

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Come ogni membro che nasce ha diritto di appartenere a un sistema, e ogni membro che muore ha diritto a non venire escluso, in alcuni casi si arriva all'estremo opposto, ovvero non si riesce a superare la morte di un membro della famiglia, non lo si vuole lasciare andare per paura che sparisca. La morte non interrompe l'appartenenza ad un nucleo familiare, e chi muore deve essere lasciato andare e accompagnato e sostenuto nel suo passaggio a un'altra dimensione dell'esistenza.

Fenomenologicamente e sistemicamente non c'è niente di più contrario ai principi dell'esistenza che trattenere una persona morta nello spazio della vita, facendole pesare la sua fine, di essersene andato. Chi muore soffre non soltanto perchè perde la vita, ma anche perchè si separa dalle persone che ama, e spesso si preoccupa per loro. Per mantenere sano il sistema occorre che i morti vengano lasciati andare, conservando la loro posizine e il loro ruolo: restano attivi nel sistema, semplicemente non hanno più un corpo fisico, ma sopravvivono come serbatoi di energie.

L'esperienza psicologica dell'accettazione della morte è in realtà assai complessa, in quanto viene a mancare assieme alla persona anche la relazione con quella persona, e tutti i valori ad essa collegati; in questo senso talvolta sono assimilabili alla morte, e quindi accompagnati da un'esperienza di lutto, anche altri accadimenti quali la fine di una relazione, un licenziamento, un fallimento economico o personale, una sconfitta, un furto subito, un abuso sessuale, una malattia grave, una disastrosa calamità naturale. Oltre allo shock che può derivare dal carattere improvviso e inatteso dell'evento, va considerato un periodo più o meno lungo (dai 6 ai 24 mesi generalmente) in cui il lutto va elaborato.

 

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