La Comunicazione

comunicazione

 

Scambiandosi i loro pensieri, gli uomini comunicano come nei baci e gli abbracci;
chi accoglie un pensiero non riceve qualcosa, ma qualcuno.

Hugo Von Hofmannsthal

 

Comunicare deriva dal latino cum munire, e significa “mettere in comune, rendere partecipi” ed è un bisogno fondamentale dell’essere umano per poter sviluppare le relazioni con gli altri esseri viventi, e ad un livello superiore, per poter costituire delle società.

La comunicazione consiste fondamentalmente nella trasmissione di un contenuto (messaggio, informazione), da parte di un emittente (persona, animale o cosa), attraverso un canale (verbale o non verbale, uditivo, visivo, olfattivo, ecc.) e con l’utilizzo di un codice (linguistico o meno) che permetta l’interpretazione al ricevente. Altri elementi che possono influire sulla comunicazione sono il contesto in cui essa avviene, e in particolare il rumore, considerato come qualsiasi forma di disturbo che possa interferire con la trasmissione dell’informazione. Oltre al rumore acustico, vanno considerati tutti quegli aspetti che possono influire su ciascun passaggio della comunicazione: l’emittente può esprimersi in maniera poco chiara o confusa, non sapendo esattamente quello che vuole comunicare; il codice può non essere condiviso o risultare parzialmente oscuro; il canale può non essere adatto; il ricevente può essere distratto; per una efficace comunicazione, l’emittente dovrebbe accertarsi che il ricevente abbia integrato tutta l’informazione che era stata inviata.

Roman Jackobson definisce inoltre le diverse funzioni della comunicazione, a seconda dell’elemento su cui si pone l’attenzione (riferendosi in particolare alla comunicazione verbale/linguistica):

  • la funzione emotiva riguarda l’emittente, il quale esprime quello che sta provando, vivendo, sentendo, vuole condividere con il mondo un suo vissuto, una sua opinione, una sua intenzione; in generale è la comunicazione espressa alla prima persona singolare: “Io penso che... , sto facendo questo... , mi sento così e cosà, oggi ho visto questo... , domani voglio andare in quel posto...”;

  • la funzione conativa riguarda il ricevente, ed è la comunicazione tesa a far fare qualcosa a qualcuno; si esprime sotto forma di imperativi, o di richieste, e comprende anche le domande più semplici, come “Che ora è?”, o “Come stai?”; è conativa la funzione comunicativa dei semafori, ad esempio, che attraverso il codice condiviso dei colori fanno muovere o fermarsi persone o veicoli;

  • la funzione poetica riguarda il messaggio, ovvero è volta a valorizzare la forma oltre che il contenuto del messaggio, anzi a volte prescinde anche il contenuto, come nel caso dell’arte; una stessa cosa si può dire infatti con una frase, con una poesia, con una canzone, con un quadro, con qualsiasi mezzo espressivo, e il destinatario accoglie e valuta sia il contenuto che la forma, ma lo scopo dell’emittenrte è dare valore alla forma (“Te lo dico con una poesia”);

  • la funzione fàtica riguarda il canale, e consiste in tutte quelle comunicazioni di test o di messa a punto dello strumento utilizzato per comunicare: dalle semplici domande “Mi senti? Capisci quello che dico?” al “Pronto? Prova, uno due, tre”, e hanno lo scopo di mantenere viva la comunicazione;

  • la funzione metalinguistica riguarda il codice, e serve ad assicurarsi che sia chiaro e condiviso il codice utilizzato, o attraverso il contenuto parla del codice: sono metalinguistiche tutte le lezioni di lingua italiana per noi che parliamo italiano, così come sarebbe metalinguistico un film che parli di un regista che sta girando un film;

  • funzione referenziale è strettamente legata al contesto, e ha un valore principlamente contestuale e deittico: frasi come “Vieni qui!” hanno senso solo se riferite al contesto; oppure “Prendi questo!” ha senso solo se so a cosa ti stai riferendo.

La Scuola di Palo Alto dopo una serie di sperimentazioni definisce un'ulteriore funzione della comunicazione, quella pragmatica e stabilisce inoltre i cinque assiomi della comunicazione umana.

Efficacia della comunicazione

Per quel che riguarda la comunicazione non-verbale, che costituisce la maggior parte della comunicazione umana (secondo i linguisti, oltre il 90% della comunicazione quotidiana è non-verbale!), è interessante lo studio del 1972 di Albert Mehrabian secondo cui l’efficacia di una comunicazione è dovuta solo per il 7% al contenuto della comunicazione, al 55% al linguaggio del corpo (il sistema cinestesico: movimento dei bulbi oculari, mimica facciale, gesti delle mani, postura) e al 38% agli elementi paralinguistici (tono, frequenza, ritmo). E ancora una volta il nostro grado di sensibilità alla comunicazione non-verbale ci viene trasmesso in generale dalla società e dalla cultura in cui nasciamo, ma in particolare dalla famiglia di origine: lo stesso gesto può significare cose diverse in culture diverse, ma ad esempio la confidenza corporea con l’abbraccio o il bacio deriva in gran parte dalle abitudini familiari.

Prossemica

Nel libro La dimensione nascosta, l’antropologo Edward T. Hall osservò che la distanza alla quale ci si sente a proprio agio con le altre persone dipende dalla propria cultura: i sauditi, i norvegesi, gli italiani e i giapponesi hanno infatti diverse concezioni di vicinanza. Gli arabi preferiscono stare molto vicini tra loro, quasi gomito a gomito, gli europei e gli asiatici si tengono invece fuori dal raggio di azione del braccio. Dalle sue osservazioni nasce la prossemica, che è la disciplina semiologica che studia i gesti, il comportamento, lo spazio e le distanze all’interno di una comunicazione, sia verbale che non verbale e in generale la disposizione dei vari elementi di un sistema nello spazio.

Hall ha osservato che la distanza relazionale tra le persone è correlata con la distanza fisica; ha definito e misurato quindi quattro “zone” interpersonali:

  • La distanza intima (0 - 45 cm).

  • La distanza personale (45 - 120 cm) per l’interazione tra amici.

  • La distanza sociale (1,2 - 3,5 metri) per la comunicazione tra conoscenti o il rapporto insegnante-allievo.

  • La distanza pubblica (oltre i 3,5 metri) per le pubbliche relazioni.

Curiosa ad esempio è la differenza di prossemica collegata al genere sessuale: i maschi si trovano più a loro agio a lato di una persona, invece le femmine di fronte. O la prossemica dell’ascensore: gli europei in ascensore si pongono a cerchio con la schiena appoggiata alle pareti, mentre gli americani si pongono in fila con la faccia rivolta alla porta. Interessante è pure la prossemica degli ecclesiastici, che chiamando “figli” le persone che incontrano, accorciano la distanza relazionale e, di conseguenza, quella spaziale.

 

Conoscere questi meccanismi di comunicazione è indispensabile per poter interpretare e decifrare al meglio le rappresentazioni che emergono nelle Costellazioni Familiari. Ogni rappresentante infatti non può non comunicare, e anche un suo silenzio, o uno stare fermo immobile, o sdraiato, sono comportamenti ricchi di significato e di informazioni. Così come la gestualità, o certi atteggiamenti assunti dai rappresentanti spesso sono molto più comunicativi ed efficaci delle parole.

A livello di contenuto va inoltre considerato il codice di comunicazione, la convenzione, che viene stabilita all’inizio del lavoro, quando si setta il campo, si definiscono i confini della zona della vita e della morte (in genere dentro e fuori dal cerchio), il centro, e si danno dei significati metaforici agli oggetti che si hanno a disposizione (cuscini, coperte, tappeti, sedie, materassini, ecc.), ma anche ai vestiti stessi dei rappresentanti, nella loro forma e colore, o agli oggetti che vengono estratti dalle tasche.

A livello di relazione diventa importantissima le dinamica simmetrica/complementare della comunicazione, perché ci permette di capire se l’ordine grande/piccolo viene rispettato correttamente, oltre all’analisi della punteggiatura utilizzata, che riassume in un dialogo di pochi minuti una dinamica che nella realtà è ovviamente molto più complessa e magari dura da anni.

 

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