L'Approccio Fenomenologico

approccio fenomenologico

 

Tutto ciò che si trova nel profondo dell'inconscio tende a manifestarsi al di fuori

Carl Gustav Jung

 

Per rendere visibile il campo morfico, che di per sé è invisibile in quanto composto di non-materia, di energia sistemica, si utilizza l'indagine fenomenologica (dal greco fainomai, "appaio, mi manifesto").

La fenomenologia come concetto filosofico trova la sua origine e teorizzazione nel pensiero di Edmund Husserl (1859-1938), il quale formulò i principi della dottrina fenomenologica:

  • Il mondo sensibile non è del tutto evidente alla nostra coscienza, quindi è giusto dubitarne; ma il mondo sensibile appare (fainomai) alla nostra coscienza, questo è indubitabile. In altre parole, il metodo fenomenologico si basa sulla "sospensione di giudizio" (epoché), ovvero viene messa "tra parentesi" l'esistenza del mondo: non si deve cioè accettare alcunchè come scontato, ma avvolgere ogni cosa nel dubbio (col paradosso cartesiano per cui "posso dubitar di tutto ma non del fatto che sto dubitando"), sapendo che quello che percepisco coi sensi è quello che appare, non necessariamente quello che è. Non posso però dubitare né di me come soggetto dubitante né delle percezioni che ricevo: l'atteggiamento fenomenologico si configura come un "puro guardare", o come "ritorno alle cose stesse".
     
  • Lo "sguardo puro" della coscienza produce dati assoluti che vengono "intenzionalmente" riferiti a qualcosa che è reale e oggettivo, ma in senso "trascendente". La coscienza è coscienza "di qualcosa", ha cioè necessariamente un oggetto, e tale oggetto non può essere la realtà oggettiva (esistenza), bensì il dato assoluto (essenza). Grazie alla "riduzione fenomenologica", il mondo intero è ridotto a pure essenze della cui empirica non ci si cura: la fenomenologia è per l'appunto "scienza dei puri fenomeni quali ci si donano incessantemente alla coscienza".
     
  • Le universalità osservate tramite l'intuizione del fenomeno si intrecciano con la singolarità del vissuto. Ma la percezione è un vissuto che dura nel tempo e che incessantemente intreccia il presente con l'appena passato. Inoltre, su di essa influisce il ricordo dei passati più lontani. Per di più, la cosicenza - lungi dall'essere un inerte contenitore di fenomeni - concorre a costituire i fenomeni, ad esempio coi suoi atti temporali, con "atti categoriali" (i suoi giudizi, le sue categorie), e non di rado "atti immaginari" e simbolici.
     

L'approccio fenomenologico, nelle Costellazioni Familiari, consiste nell'osservazione del comportamento che i "rappresentanti" (ovvero persone che si prestano a dare un corpo e una voce a ciò che viene indagato) mettono in atto in uno spazio scenico predefinito. Grazie all'approccio fenomenologico, è possibile "mettere in scena" ogni aspetto della nostra realtà interiore ed esteriore (attraverso la collaborazione dei rappresentanti e dell'interpretazione metaforica della scena), e di osservare ciò che accade.

Aprendosi a tale approccio, ci si concentra su tutti gli eventi fenomenici che appaiono, senza giudicare e senza soffermarsi su uno in particolare. Questa tipologia di indagine richiede uno stato interiore privo di giudizi, preconcetti e intenzioni.

 

La più alta forma di intelligenza umana
è la capacità di osservare senza giudicare

Jiddu Krishnamurti

 

LA TEORIA DEI SISTEMI >>

 

Contatti

info@lacittadellaluce.org

 

Telefono +39.071.7959090
Facilitatori

 

 

Seguici su Facebook

 

Newsletter